28.03.2003
Le parole di un uomo – Incontro con Primo Levi
Il Corriere Laziale, venerdì 28 marzo, pag.
11
Giunto alla 2° edizione, il volume di Milvia Spadi
di Stefania A. Coco
All’Anniversario dell’Eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo, è stato
presentata, presso la Biblioteca Appia, la 2° edizione del volume di Milvia
Spadi: “le parole di un Uomo”[Di Renzo Editore, Roma]. Presenti
per l’occasione Piero Terracina, testimone dell’olocausto, Franco
Mivona produttore e la stessa autrice Spadi. “Siamo stati capaci noi
reduci, di comprendere e a far comprendere la nostra esperienza?”, con
questa domanda si apre il secondo capitolo de “I sommersi e i salvati” di
Levi. Milvia Spadi, con un’intervista a Primo Levi registrata a pochi
mesi dalla sua scomparsa, tenta di dare una risposta alla domanda a cui Levi
non ha saputo rispondere. Seguendo la traccia degli argomenti trattati nell’intervista,
un gruppo di persone diverse tra loro (ragazzi di una scuola, il figlio di
un SS, un’anziana reduce da Auschwitz) vengono intervistati proponendo
la loro visione dell’olocausto aggiungendo al racconto di Levi le proprie
esperienze, aprendo così anche tematiche indirettamente attinenti al
tema: il terrorismo, l’immigrazione. Le impressioni che emergono sono
diverse, Giammarco è il primo dei ragazzi a commentare, sostiene che
Levi non lasci mai trapelare odio nel suo testo, e si chiede se ha sentimenti
negativi verso le persone che gli hanno fatto del male. La risposta è che
si riesce anche a non odiare, soprattutto se si hanno convinzioni di base,
non attribuendo una colpa diretta a una persona specifica, ma cercando la colpa
generale considerando il fatto che anche noi potremmo trovarci un giorno in
quella situazione. Quegli eventi non sono così lontani da noi – continua
-, e ce lo conferma la cronaca degli ultimi giorni, neanche il racconto di
Levi è così lontano. È questa la sottile trama che collega
l’evolversi dell’intero testo impressioni, speranze, opinioni di
ragazzi e non, storie dei nostri giorni che si susseguono in un ritmo incalzante.
Le frasi sono semplici e ogni parola racchiude un significato degno della massima
attenzione del lettore, una in particolar modo è a mio avviso un anello
di congiunzione tra i vari pezzi riportati recita così “mantenere
vivo il ricordo è il nostro obiettivo, far capire alle giovani generazioni
che cosa è successo, creando la base necessaria per far sì che
in situazioni di instabilità non si abbraccino falsi miti”. Incentrato
sul rapporto tra passato e presente il fine del testo presentato è non
far mai dimenticare, in particolar modo a coloro che rappresenteranno il domani,
il dolore, l’angoscia di chi è perseguitato pur essendo un uomo,
un ebreo, o un figlio della colpa e del dolore. la coscienza dell’uomo
che ha vissuto quella terribile persecuzione potrà mai perdonare? A
noi per il momento il compito di ricordare e far sì che la memoria possa
non far commettere più tali orrori.